L’avete voluto il Parlamento?

novembre 5th, 2008

Diciamo la verità: che la maggioranza sia finita in minoranza a margine di voti importanti è discretamente scandaloso. Se è vero che i capigruppo della Pdl vogliono far sborsare ai parlamentari dieci euro per ogni assenza, beh, allora dieci euro sono pochi. Però diciamo la verità: non ha tutti i torti Nicola Cristaldi di An quando dice che un parlamentare deve rispondere solo alla Costituzione e ai regolamenti, e non ha torto neppure quando dice che l’assenza, in fondo, può essere un dissenso verso un provvedimento che non piace. Non ha torto neppure Luca Barbareschi di An quando lamenta che «il partito ci vuole come tanti soldatini senza testa, ci dicono via sms quando e che cosa dobbiamo votare». Ma allora diciamola tutta, la verità: il Parlamento non è più quello che era, oggi i parlamentari hanno una funzione tecnica che nella maggior parte dei casi è spingere un bottone; le personalità indipendenti sono solo un impiccio, e servono persone fedeli e magari di star sedute per ore. I principali criteri di selezione, sia a destra che a sinistra, sono stati affidabilità complessiva, sperimentata accondiscendenza e, se donne, anche una certà beltà. E’ vero: certe decurtazioni da soldatini, nel Parlamento di un tempo, sarebbero state improponibili. Ma è anche vero che molti odierni parlamentari, nel Parlamento di un tempo, diciamo la verità, non ci avrebbero messo piede.

Roma Città chiusa

novembre 5th, 2008

La terza edizione del «Festival del film» diretto da Gian Luigi Rondi, che chiude oggi, ha visto molto apprezzato L’uomo che ama di Maria Sole Tognazzi, figlia di Ugo Tognazzi e sorella dell’attore Ricky Tognazzi e del regista Gianmarco Tognazzi, il cui padrino, alla nascita, era Gian Luigi Rondi. Molto apprezzata, per lo stesso film, anche la vice-regia di Martina Veltroni, figlia dell’ideatore del festival Walter Veltroni, a sua volta figlio del dirigente Rai Vittorio Veltroni, la quale (Martina) aveva già lavorato come assistente alla regia in Caos calmo di Giovanni Veronesi, fratello dello scrittore Sandro Veronesi, autore del romanzo Caos calmo, molto amico (Sandro) di Walter Veltroni, con protagonista (in Caos calmo) il regista e attore Nanni Moretti, sposato con Silvia Nono, figlia del compositore Luigi Nono e sorella di Serena Nono, ex di Massimo Cacciari, la quale (Martina) è stata aiuto regista anche in Parlami d’amore di Silvio Muccino, fratello di Gabriele Muccino, questo dopo aver lavorato (sempre Martina) con Carlo Verdone che è fratello di Silvia Verdone che è moglie e agente di Chistian De Sica, figlio di Vittorio De Sica e padre di Brando De Sica, regista 25enne diplomato in California (diversamente da Martina Veltroni, che studia a Manhattan) e fratello di Mariarosa De Sica, sceneggiatrice, il quale (Brando De Sica) al Festival ha presentato il pure apprezzato Parlami di me, film dedicato al padre Christian e scritto anche da Maurizio Costanzo, ex marito di Simona Izzo, doppiatrice e regista assieme alla sorella Rossella Izzo, la quale (Simona) ora è la moglie di Ricky Tognazzi dopo esser stata la compagna di Antonello Venditti con il quale ha avuto un figlio, Francesco Venditti, che è attore e che esordì nel 1996 in Vite strozzate di Ricky Tognazzi, e che avuto un recente successo nella miniserie di Raiuno Amore proibito, interpretata assieme ad Adriano Giannini, figlio di Giancarlo Giannini, e a Claudia Zanella, figlia di sua madre.
La terza edizione del «Festival del film» ha visto anche la gradita presenza di Carlo ed Enrico Vanzina, figli del regista Steno, che hanno presentato un film sul padre esattamente come Brando De Sica, ma diversamente da Marco e Claudio Risi, figli di Dino Risi, che al padre hanno dedicato solo una mostra, mentre Erminia Manfredi, moglie di Nino Manfredi, assieme alla figlia Roberta, produttrice, e al figlio Luca, regista ed ex marito di Nancy Brilli, ora sposata con Massimo Ghini, hanno riproposto (Erminia, Roberta e Luca Manfredi) L’avventura di un soldato di Nino Manfredi. Toccante anche l’intervento di Gip Rossellini che ha raccontato la malattia del padre Roberto Rossellini, regista del celebre Roma città aperta.

Sono cool nel mio looft. Mi sono fatto uno scruub.

ottobre 23rd, 2008

Mi sento così cool, qui nel mio loft. Mi sono fatto uno scrub perchè il beauty therapist non può venire, no problem, faccio da me. Il fisico va alla grande, ho fatto bene a lasciare quei buzzurri della Cazzaniga Fitness dove mi ammazzavano di spinning e e stretching e body sculpt: molto meglio il Down Town Miau, dove il personal trainer mi segue anche quando faccio Total cardio e Total body workout e Total body conditioning. Dov’è il mio profumo? La nuova fragranza di Cazzarò è molto meglio di Massacrala di Renzo: queste note di loto, pepe verde, muschio, agrumi, mughetto, sandalo, pisolo e tronchetto della felicità hanno una sensualità magnetica che ben si adatta a un nomade urbano come me; vanno bene per un volo d’affari negli States ma anche per un weekend al mare, anche se non so nuotare e non sono mai stato negli States. Sono un grossista ortofrutticolo.
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Emilio Fede come elemento imprescindibile del paesaggio.

ottobre 21st, 2008

Emilio Fede non mi fa più ridere. Da anni. Non me ne frega niente che sia un sagoma, un personaggio, un elemento imprescindibile del paesaggio: non è imprescindibile, e il paesaggio ormai fa schifo.

Ecco: forse il Riformista potrebbe essere l’ideale per scrivere due paroline su di lui: perchè uno scranno decente, per il resto, non c’è. Non c’è a sinistra, laddove da quindic’anni ne decantano soltanto un macchiettismo da riproporre di continuo nel bastante verismo dei Blob. Non lo troverete su l’Unità o su Repubblica, e non perché sia una battaglia persa: perché è una battaglia vinta, dicono che Retequattro non ha un telegiornale, stop, chi deve saperlo lo sa, chi non l’ha capito non lo capirà mai più.

E a destra? La battaglia qui è persa davvero, si fanno spallucce, che ci vuoi fare, suvvia, è Fede, la Terra gira, il mare è blu e al Tg4 c’è Emilio. Read the rest of this entry »

Fa-te-la. Più risposta.

ottobre 10th, 2008

Lo so che il Giornale sul caso Englaro ha la sua linea: ma chiedo di poter dire ugualmente quanto abbia trovato sconcertanti un paio di uscite purtroppo governative. Eugenia Roccella, dopo la pronuncia della Consulta, ha detto che il problema «è l’espansione dei giudici e la loro invadenza di campo» perché «in Italia le leggi le fa il Parlamento e i giudici dovrebbero applicarle». Gaetano Quagliariello nondimeno ha definito «pilatesca» la decisione della Consulta e ha detto che «legiferare diventa ancora più urgente».

Cioè: ma di che state parlando?

Siete voi che la legge non l’avete mai fatta, siete voi che non volevate assolutamente farla, siete voi che sino a mezz’ora fa non volevate neppure sentir parlare di testamento biologico e urlavate «eutanasia» a ogni tentativo di farlo. E’ l’ipocrisia della politica italiana, unica in Europa, che ha lasciato dolosamente scoperti gli spazi di cui la magistratura non ha potuto non occuparsi: e ora venite a dirci che ci vuole una legge? Dopo che per anni ve la chiesta la società civile, i medici, tutti i livelli della Magistratura, il Consiglio superiore di sanità, persino qualche politico? Dopo che la società e i medici, aspettando voi, per anni, se la sono cavata segretamente da soli con tutte le Englaro  e i Welby lontani dai riflettori? E sarebbe la Consulta a essere pilatesca? Non dite che ci vuole una legge: fatela.

(Il Giornale, 10 ottobre 2008)

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Travaglio puro e Ciuro

ottobre 9th, 2008

Se ne sono accorti in pochi, ma il caso Ciuro-Travaglio è quasi passato per televisione. Quasi.

Su Raitre, venerdì scorso, è andato in onda il docufilm «Doppio gioco» diretto da Salvo Palazzolo, dove si narrava dello lo scandalo dei rimborsi d’oro alle cliniche siciliane; in pratica si ricostruiva che alcune talpe della Procura di Palermo avevano fatto appunto un doppio gioco stando dalla parte della mafia, ed eccole qua: Giorgio Riolo, carabiniere del Ros, e Giuseppe (Pippo) Ciuro, maresciallo della Finanza in servizio alla Direzione Distrettuale Antimafia.

E’ quel Ciuro che nell’estate 2003 passò le vacanze con Marco Travaglio e famiglia in un villino del residence Golden Hill ad Altavilla, e che, per farla breve, anche durante quella vacanza stava commettendo il reato di favoreggiamento ad associazione mafiosa a vantaggio di Michele Aiello, mafioso, uomo chiave dell’indagine sui rimborsi d’oro alle cliniche e braccio destro del boss Provenzano: trattasi di «Fatti commessi in Palermo ed altrove fino al mese di ottobre 2003».

Ciuro fu arrestato circa due mesi dopo la vacanza con Travaglio, il 5 novembre 2003.  Il maresciallo sarà definito «figura estremamente compromessa col sistema criminale» prima di essere condannato dalla corte d’Appello a 4 anni e 8 mesi per favoreggiamento. Read the rest of this entry »

Commenti

ottobre 6th, 2008

Ovvero il carro davanti a buoi, e non se ne parli più.

Potere usuraio

ottobre 4th, 2008

Faremo la fila in banca per dirvi grazie, di questo passo: grazie banche italiane, grazie della vostra «solidità», grazie di aver «perseguito una politica di maggiore robustezza patrimoniale» per tutti questi anni.

Avete fatto bene a comportarvi come quei noti strozzini che siete, a farci pagare i tassi d’interesse più alti del mondo, a chiedere garanzie impossibili, a prestare i soldi solo a chi non ne ha bisogno, a contribuire al rallentamento della nostra economia: è la solidità dell’inerzia, è la vostra storica inefficienza e tignosità riverniciata col celeste colore della virtù.

Ecco perchè eravamo costretti a tutte quelle umilianti anticamere per strapparvi uno straccio di mutuo a interessi da rapina, ecco perchè per avere un prestito dovevamo sottostare a perizie e controlli come neanche i camorristi: è perchè avevate previsto tutto. Da mezzo secolo.

Ora gli statunitensi passano come degli avventati, dei pazzerelli, degli ingenui: non come un sistema dove a ogni cittadino sono concesse possibilità che noi comunque ci sogniamo, dove i soldi si prestano giust’appunto a chi ne ha bisogno, dove tutti possono comprarsi una casa e dove la crisi dei subprime resterà in ogni caso una goccia nel mare dell’economia più dinamica e avanzata che resti disponibile su piazza.

«Telefonatevi» un cazzo

settembre 30th, 2008

il Giornale, 27 settembre, articolo del vicedirettore Michele Brambilla:

Credo, anzi sono sicuro, che Filippo Facci non abbia il numero di telefono di Marco Travaglio, e che Marco Travaglio non abbia quello di Filippo Facci. È altrettanto certo che l’uno non conosca dell’altro neppure l’indirizzo di casa, e men che meno quello di posta elettronica.

Non si spiegherebbe altrimenti il motivo per cui da anni i due giornalisti per conversare, discutere, litigare, polemizzare e ora anche per insultarsi occupano carta di giornale, spazi sui siti web, minuti di televisione di Stato e non. Per dire: solo sul nostro Giornale, dal 7 aprile del 2002 fino all’altro ieri Facci ha scritto 121 articoli su Travaglio. Il quale ha ovviamente replicato sull’Unità. Insomma i due mettono in piazza i loro personalissimi bisticci come fossero in una commedia napoletana, quando marito e moglie spalancano le finestre per far sentire a tutti quant’è fetente quell’altro. Read the rest of this entry »

«Telefonatevi» un cazzo

settembre 30th, 2008

il Giornale, 27 settembre, articolo del vicedirettore Michele Brambilla:

Credo, anzi sono sicuro, che Filippo Facci non abbia il numero di telefono di Marco Travaglio, e che Marco Travaglio non abbia quello di Filippo Facci. È altrettanto certo che l’uno non conosca dell’altro neppure l’indirizzo di casa, e men che meno quello di posta elettronica.

Non si spiegherebbe altrimenti il motivo per cui da anni i due giornalisti per conversare, discutere, litigare, polemizzare e ora anche per insultarsi occupano carta di giornale, spazi sui siti web, minuti di televisione di Stato e non. Per dire: solo sul nostro Giornale, dal 7 aprile del 2002 fino all’altro ieri Facci ha scritto 121 articoli su Travaglio. Il quale ha ovviamente replicato sull’Unità. Insomma i due mettono in piazza i loro personalissimi bisticci come fossero in una commedia napoletana, quando marito e moglie spalancano le finestre per far sentire a tutti quant’è fetente quell’altro. Read the rest of this entry »